Chi siamo quando ascoltiamo? Dalle console di Prince ai laboratori del cervello


Scrivere una recensione di “Come suona il tuo nome” (titolo originale: This Is What It Sounds Like: What the Music You Love Says About You) di Susan Rogers e Ogi Ogas significa addentrarsi in un territorio dove la biologia dell'ascolto incontra la fenomenologia dell'essere. Susan Rogers non è un'accademica ordinaria: prima di diventare una neuroscienziata cognitiva, è stata l'ingegnere del suono di Prince durante l'era d'oro di Purple Rain. Questa duplice natura permea il libro, trasformandolo da un semplice saggio di divulgazione scientifica a un trattato filosofico sulla co-creazione estetica tra l'onda sonora e il cervello umano.

Il saggio si propone di mappare l'identità dell'ascoltatore attraverso una griglia di preferenze (il cosiddetto "profilo di ascolto"). Tuttavia, se letto attraverso la lente della psicoacustica e della sound art, il testo si rivela una profonda riflessione sulla natura ontologica del suono e sulla soggettività radicale della percezione.


L'Ontologia dell'Ascolto: Il Suono come Fenomeno Relazionale

La tesi di fondo di Rogers e Ogas ribalta la prospettiva cartesiana del suono come realtà oggettiva ed esterna. In termini psicoacustici, il suono non esiste nel mondo fisico: esistono solo variazioni di pressione dell'aria. Il "suono" si compie esclusivamente all'interno del sistema uditivo e delle reti neurali dell'ascoltatore.

Da una prospettiva filosofica, gli autori abbracciano una fenomenologia dell'ascolto che ricorda Maurice Merleau-Ponty: il corpo non è un mero ricevitore passivo, ma il luogo in cui il mondo si fa suono. Il libro individua sette dimensioni principali dell'ascolto (tra cui melodia, ritmo, timbro e testo) che non sono semplicemente "proprietà" della musica, ma vettori di risonanza emotiva e cognitiva. Il nostro cervello estrae queste dimensioni e le ricompone, creando un'esperienza estetica che è intrinsecamente privata e non replicabile.


Psicoacustica e la "Geometria" della Mente

Il nucleo scientifico del testo dialoga costantemente con la psicoacustica, esplorando come il cervello elabora i segnali acustici per costruire un senso. Rogers analizza magistralmente concetti come:

L'elaborazione timbrica: Il timbro è la dimensione più legata alla "materia" del suono, alla sua grana. Gli autori spiegano come la corteccia uditiva analizzi gli ipertoni per identificare la sorgente, ma filosoficamente il timbro rappresenta l'impronta digitale dell'esistenziale — il motivo per cui la distorsione di una chitarra elettrica o la vicinanza soffocata di una voce sussurrata (pensa all'uso del microfono a nastro) possono scatenare risposte emotive ancestrali legate alla vicinanza fisica o al pericolo.

La dinamica e la percezione dello spazio: Il modo in cui il suono si muove all'interno del palcoscenico stereofonico o il contrasto tra silenzio e saturazione (la "loudness war") non sono solo scelte di mixaggio. Sono manipolazioni psicoacustiche che ridefiniscono lo spazio interno del soggetto. Il mix diventa un'architettura virtuale in cui l'ascoltatore abita.

"La musica che ami agisce come uno specchio dei tuoi bisogni neurologici profondi. Scegliere un disco significa scegliere quale configurazione della tua mente vuoi attivare."

 

Intersezioni con la Sound Art: Il Suono come Presenza e Concetto

Sebbene il libro si concentri principalmente sulla musica pop e sulla forma-canzone (il background naturale di Rogers), le sue implicazioni per la sound art e la musica sperimentale sono dirompenti.

La sound art, storicamente derivata dalle intuizioni di John Cage e Alvin Lucier, si interroga sul suono come entità plastica e concettuale, liberata dalle strutture armoniche tradizionali. Il testo di Rogers fornisce una solida base biologica e filosofica a queste pratiche. Quando un artista sonoro lavora con le frequenze pure (sinusoidali) per generare battimenti binaurali o utilizza i fenomeni di risonanza di uno spazio specifico, sta dialogando direttamente con i limiti e le idiosincrasie della macchina neuronale descritta nel libro.

Inoltre, il concetto di "realismo" contro "astrattismo" sonoro analizzato nel testo si applica perfettamente alla phonografia (la registrazione sul campo o field recording). Il modo in cui l'ascoltatore assegna un significato a un paesaggio sonoro urbano o al rumore bianco di un sintetizzatore dipende dalla sua capacità di elaborare l'informazione spettrale come "narrazione" o come "pura forma", un crinale su cui si gioca gran parte della sound art contemporanea.


La Dimensione Filosofica: L'Identità Estetica e l'Amor Fati Sonoro

La domanda fondamentale del libro non è "perché questa musica è bella?" (estetica oggettiva), ma "chi sei tu mentre ascolti?" (epistemologia del sé).

Rogers e Ogas dimostrano che i nostri "difetti" percepiti nell'ascolto, o le nostre preferenze bizzarre, non sono mancanze di cultura musicale, ma la firma biologica della nostra individualità. C'è un'eco della filosofia di Friedrich Nietzsche e del suo concetto di sentimento di potenza o di auto-realizzazione nell'idea che abbracciare i propri gusti musicali profondi — anche quelli apparentemente banali o "colpevoli" — sia un atto di autenticità esistenziale.

Il profilo di ascolto diventa così un profilo dell'anima: chi ha bisogno di forti contrasti dinamici e ritmi sincopati cerca forse una stimolazione motoria e una catarsi cinetica; chi è guidato dal timbro e dalle trame ambientali cerca una fusione mistica con lo spazio sonoro.


Conclusione: Un Manifesto per l'Ascolto Consapevole

“Come suona il tuo nome” ha il grande pregio di demistificare l'intellettualismo sterile che spesso circonda la critica musicale e l'arte sonora. Susan Rogers e Ogi Ogas ci ricordano che l'ascolto è un atto d'amore incarnato, una transazione biologica ad altissimo potenziale filosofico.

Per chiunque si occupi di psicoacustica, ingegneria del suono o sound art, questo libro non è solo una lettura illuminante, ma un vero e proprio manifesto: ci dice che il suono non è qualcosa che si limita a viaggiare nell'aria, ma è la forma che diamo al nostro tempo interiore, l'estensione acustica della nostra coscienza.

Nessun commento:

Posta un commento